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Tesi sulla costruzione del partito rivoluzionario

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Luglio 1992

1 Introduzione

1.1 Innanzitutto, la LICR riafferma la sua concezione generale degli stadi della costruzione del partito rivoluzionario contenuta nella 7a sezione del Manifesto Trotskista. Questo documento tenta di spiegare in modo più dettagliato i compiti concreti dei primi stadi della costruzione del partito. Mentre la LICR ha gettato le fondamenta programmatiche internazionali del suo lavoro, essa non ha nessuna esperienza diretta della costruzione del partito oltre lo stadio di piccoli gruppi combattivi di propaganda. Abbiamo, di sicuro, l'eredità indeperibile della Komintern rivoluzionaria per gli stadi più avanzati, ma non la possiamo finora arricchire con il frutto della nostra esperienza, cosa che invece possiamo fare per gli stadi della fondazione e della costruzione di gruppi propagandistici che partecipino quanto possibile alla lotta di classe. Abbiamo adottato come nostra guida la teoria e la pratica di Trotsky negli anni '30, ma abbiamo anche tratto delle lezioni dagli esempi negativi dei suoi epigoni quali Moreno, Mandel, Healy, Cliff, Lora e Robertson. Allo stesso tempo, dobbiamo anche trarre delle conclusioni critiche da più di un decennio della nostra propria esperienza, con i suoi successi e i suoi fallimenti.

1.2 La LICR ha sempre colto la centralità del programma e la necessità di battersi per tale programma nelle lotte della classe operaia ed dei suoi alleati. Ma il programma stesso può diventare un feticcio inutile se non viene collegato alla costruzione di un'organizzazione rivoluzionaria di lotta. La costruzione del partito è un compito assai concreto. E' una specie di arte che non può essere padroneggiata tranne nella pratica, ma un'arte che deve essere guidata da certi principi scientifici. Dobbiamo cercare di capire e esporre in modo sistematico questi principi, in quanto un partito rivoluzionario non può essere improvvisato. Il Partito Bolscevico sorse da tre rivoluzione russe. Ebbe l'esperienza della grande prova del 1905 nonché della rivoluzione di febbraio del 1917, temprandosi e saldandosi alle masse. Il partito rivoluzionario può essere considerato tale solo se, prima della rivoluzione, è stato capace di capire le leggi che determinano l'evoluzione della società ed il proprio ruolo in quell'evoluzione.

1.3 Gli stadi diversi della costruzione del partito non rappresentano altro che la combinazione, in proporzioni diverse, della propaganda, dell'agitazione e dell'organizzazione. Inoltre, nessuno di questi stadi è separato dagli altri in modo assoluto. I compiti che di solito predominano in uno stadio futuro possono diventare molto importanti anche durante gli stadi precedenti. Un periodo di lotta di classe acuta oppure degli avvenimenti rivoluzionari possono esigere che per un intero periodo anche un nucleo iniziale di quadri debba immergersi totalmente nella lotta di massa. Ma in tali circostanze l'organizzazione non deve perdere di vista il vero e oggettivo rapporto di forze il quale può richiedere in seguito di riprendere le attività di un gruppo di propaganda.

1.4 Inoltre, se tali avanzate sono possibili, sono possibili anche delle ritirate. Una grande organizzazione può essere obbligata a ritornare a degli stadi precedenti e alle attività connesse, vuoi a causa delle pressioni oggettive (sconfitte significative della classe operaia) vuoi a causa dei propri errori tattici (comprese le scissioni). Non ogni partito rivoluzionario dovrà, quindi necessariamente attraversare ogni stadio o attraversarlo solo una volta. Quando si parlano di diversi stadi della costruzione del partito rivoluzionario non si deve supporre che questi debbano essere attraversati in un dato ordine senza dei passi in avanti o dei ripiegamenti. Le situazioni rivoluzionarie o controrivoluzionarie, o i lunghi periodi non rivoluzionari, che possono portare ad una crescita rapida o a un crollo, a delle scissioni o a delle fusioni, al bisogno di lavorare nei partiti riformisti, centristi e rivoluzionari, dimostrano che non ci può essere uno sviluppo evolutivo per la costruzione del partito rivoluzionario. Nondimeno, ogni stadio ha le proprie caratteristiche generali, il proprio tipo di pubblicazione e le proprie attività.

2 Le caratteristiche essenziali del partito leninista

2.1 Ad ogni stadio della sua costruzione, sono applicabili certi principi del partito leninista. In primo luogo, c'è la centralità del programma—innanzitutto il programma! In base al programma i militanti sono capaci di verificare la coerenza rivoluzionaria della direzione. In base al programma il partito educa i suoi quadri e li forma ad essere i dirigenti delle lotte della classe operaia e degli oppressi. Il programma fornisce la guida sulla via che porta al potere operaio. E' il riassunto scientifico delle conclusioni tratte dalle caratteristiche essenziali della società capitalista, nonché delle lezioni imparate dalle vittorie e dalle sconfitte nella lotta lunga della classe operaia per rovesciare l'imperialismo. E' quindi una strategia per vincere la lotta di classe attraverso l'uso di una serie di tattiche interconnesse.

2.2 Per essere un membro del partito bisogna accettare tre cose sulle quali i bolscevichi insistevano: i) accordo con il programma, gli statuti e la linea generale del partito; ii) attività disciplinata in un circolo o in una cellula; iii) pagamento di una somma regolare. Prima di essere accettato/a come militante, una/a compagno/a deve attraversare un periodo di formazione e di selezione. I compagni che vogliono aderire al partito dovrebbero normalmente passare attraverso dei periodi come sostenitore/trice e come membro candidato (con tutti i diritti tranne quello del diritto ad un voto decisivo). I criteri per la selezione dipenderanno dal paese in cui si viene reclutati, dai livelli di legalità o illegalità e dalla natura della lotta di classe. Ma quando si scelgono compagni/e si deve puntare su dei criteri come la lealtà, la dedizione, l'onestà e la comprensione delle posizioni principali del partito. Compagni/e proletari/e, specie quelli/e degli strati oppressi come donne, neri/e e immigrati dovrebbero passare un periodo di prova più corto rispetto a quelli/e di origine piccolo borghese. Nondimeno, il partito non deve tollerare qualsiasi indisciplina o attitudine vanitosa, neanche dal/la più prominente dirigente operaio/a. Dovremmo cercare di promuovere un'atmosfera all'interno del partito che faciliti l'integrazione dei/lle compagni/e da questi settori proletari e oppressi. All'interno dell'organizzazione non ci può essere nessuna discriminazione tra i/le compagni/e di diverse classi, di diversi sessi, di diverse nazioni o di diversi colori. Ognuno deve essere trattato allo stesso modo. Ognuno è un/a compagno/a.

2.3 Sulla base di questa lotta per il programma rivoluzionario, il partito è capace di svilupparlo e arricchirlo. Il programma rivoluzionario non è un documento sacro e eterno. E' un documento vivente, che va messo alla prova e corretto, per dirla con Trotsky, alla luce dell'esperienza, il criterio supremo della ragione umana. L’esperienza dei bolscevichi dopo la rivoluzione di febbraio 1917 dimostra la centralità di questa comprensione del programma: il partito cioè si riarma correggendo le vecchie formule nella lotta rivoluzionaria stessa. La lotta senza un programma rivoluzionario sarà sconfitta o degenererà in un compromesso con l'ordine esistente per quanto radicale essa sia. Ma un programma che non viene sviluppato in base alle lotte degenererà in un mero catechismo. Applicando questo programma mondiale alle azioni nazionali, locali, settoriali e congiunturali, il partito cerca di conquistare le masse. Insomma, il partito cerca ad ogni punto di battersi per il programma nel movimento operaio. La forma in cui questa lotta si svolge deve, tuttavia, variare secondo le dimensioni dell'organizzazione, i suoi compiti ideologici e lo stato della lotta di classe. Ma all'epoca imperialista una tale prospettiva deve far parte della struttura di ogni organizzazione che intende andare oltre il pensiero rivoluzionario per diventare protagonista dell'azione rivoluzionaria.

2.4 Il partito leninista-trotskista deve essere internazionalista non solo nella sua organizzazione ma anche nel suo programma. I suoi quadri devono essere internazionalisti attivi, battendosi contro, e sradicando, i pregiudizi e lo sciovinismo ereditati dalla società capitalista. Nell'epoca imperialista, questa significa che esso deve educare tutti i militanti e a vedere il loro lavoro e le loro lotte 'nazionali' dal punto di vista della rivoluzione mondiale. Nei paesi imperialisti questo significa che i comunisti devono cercare di assimilare il punto di vista delle classi operaie e delle masse oppresse del mondo semi-coloniale e degli stati operai degenerati e di considerare la 'propria' patria come il nemico principale. Significa essere per la lotta di questi/e operai/e contro l'imperialismo e battersi per vincere la solidarietà per le loro lotte dagli/dalle operai/e dei metropoli imperialisti. Lo stesso discorso vale nel mondo semi-coloniale dove il dovere degli internazionalisti è quello di assicurare che l'odio giustificato per l’imperialismo, e l'odio altrettanto giustificato per i suoi alleati riformisti nei paesi imperialisti non conduca ad una mancanza di comprensione di, e solidarietà con, le lotte operaie nei paesi imperialisti.

2.5 L'internazionalismo non può radicarsi e vincere le pressioni di guerre, rivoluzioni e controrivoluzioni senza dei forti legami internazionali e, in fin dei conti, senza un'organizzazione centralista-democratica. Solo questa organizzazione internazionale può sviluppare un vero programma internazionale e una prospettiva mondiale. Attraverso la formazione interna, il dibattito e la circolazione dei suoi quadri nei diversi paesi, deve quindi raggiungere una situazione in cui tutti i suoi quadri si sentono anzitutto membri dell'organizzazione internazionale e solo in seguito membri di una delle sezioni nazionali.

2.6 L'essenziale principio organizzativo che permette al partito di svolgere ogni aspetto del suo lavoro è il centralismo democratico. Il centralismo significa che il partito può agire con una volontà unica, con la precisione militare ovunque e qualora si dia battaglia. Senza una tale disciplina nessun quadro e nessuna organizzazione ha il diritto di chiamarsi bolscevico. Eppure questa disciplina non è cieca, filistea o meccanica. Il centralismo non è una seria di ordini a senso unico che vanno dal centro verso la periferia. Ogni cellula locale fornisce non solo informazioni ma anche le proprie opinioni e la propria analisi. La leadership si mantiene in contatto con i fronti di lotta, con i punti di vista e gli umori dell'avanguardia e delle masse. Allo stesso tempo, quando i/le compagni/e si subordinano alla prospettiva più larga e generale del centro nazionale e internazionale, essi/e possono superare i pregiudizi locali e nazionali.

2.7 Mentre la centralizzazione è cruciale per potere vincere lo stato borghese, il partito rivoluzionario non può copiare la disciplina tipica dell'esercito borghese. L'obbedienza cieca non addestra i/le rivoluzionari/e. Può di sicuro formare dei burocrati come fece lo stalinismo per 50 anni. Questo discreditò il partito leninista, creando una confusione tra il centralismo democratico e il dispotismo burocratico. Contro questo noi riaffermiamo i principi della democrazia operaia. La direzione deve essere eletta dai militanti e deve essere responsabile di fronte ad essi. Questo deve succedere regolarmente, dopo un periodo di discussione intensa, in un'assemblea dei militanti o dei loro delegati dove sia gli individui che i gruppi sono liberi di criticare la leadership. Le direzioni non sono dei club di discussione; sono degli strumenti della lotta di classe rivoluzionaria. Come tali, esse sono basate su criteri inclusivi. Membri di diversi talenti ed esperienze dovrebbero essere inclusi nella leadership affinché questa comprenda organizzatori, agitatori, teorici, scrittori, operai attivisti e gli oppressi, compresi i giovani.

2.8 La disciplina vale anche per tutte le istanze di direzione. Mentre tutti i compagni della direzione hanno il diritto e il dovere di portare ai livelli più alti le questioni con le quali si trovano in minoranza, questo deve essere accompagnato da un'applicazione leale delle decisioni vigenti affinché l'azione del partito non venga interrotta. Perdere una votazione, essere in minoranza, non è il peggiore di tutti i mali. Domani si potrebbe verificare in pratica che la minoranza aveva ragione. Argomentare lealmente anche una posizione sbagliata potrebbe aiutare il partito a migliorare una posizione corretta ma troppo unilaterale. La condizione indispensabile perché il partito possa correggere i propri errori è la critica leale.

2.9 Tutti i leader e gli iscritti hanno il diritto di fare appello agli altri leader e agli altri iscritti, specie durante un periodo precongressuale, e di formare delle frazioni e delle tendenze se ritengono che queste siano necessarie. Quando questi raggruppamenti interni temporanei sono formati sulla base di una piattaforma chiara, è fondamentale che la maggioranza permetta la più larga democrazia e il libero accesso alla discussione nei vari circoli e nel bollettino interno. Nessuno deve essere represso, soggetto alla censura o penalizzato per avere espresso delle differenze. Le minoranze devono a loro volta comportarsi lealmente nei confronti della organizzazione, operando totalmente entro la sua disciplina, e non facendo dei complotti con i nemici del partito. Solo così ci può essere una discussione sana. Tuttavia, come diceva Trotsky, le frazioni sono un 'male necessario' e non, come credono alcuni dei suoi epigoni come i compagni del SUQI (Bandiera Rossa) un segno della salute politica di un'organizzazione.

2.10 La democrazia e il centralismo non esistono in rapporto fisso l'uno con l'altro indipendentemente del tempo e delle condizioni locali. In un periodo precongressuale, la democrazia si afferma sul centralismo per facilitare la più larga discussione. Le contraddizioni devono essere espresse liberamente per potere essere risolte. Dopo un congresso, e ovunque la lotta e/o la manovra vengano richiesti, sarà la disciplina centralizzata ad affermarsi. In condizioni di legalità il partito dovrebbe produrre dei bollettini per i suoi membri per promuovere la formazione e il dibattito interno. Un particolare tipo di bollettino strettamente interno dovrebbe essere fatto per potere esprimere liberamente i dibattiti interni. I/le compagni/e del partito non dovrebbero discutere i problemi interni con i/le non iscritti/e. In un altro tipo di bollettino, è possibile riprodurre degli articoli che non sono (in quel momento) la linea del partito, degli articoli di ricerca e dei contributi dai sostenitori del partito o dai contatti. In certe circostanze è possibile aprire la stampa pubblica del partito ai dibattiti interni. Questa pratica sarebbe normalmente utile in momenti di relativa stabilità quando il partito non è sotto assedio dallo stato o represso da forze nemiche all'interno del movimento operaio. Potrebbe essere importante in circostanze difficili come quelle che esistevano prima della conferenza bolscevica di aprile del 1917 quando questo era un modo di evitare una scissione nel partito e di mobilitare la pressione diretta dei militanti contro il conservatismo dei 'vecchi bolscevichi'. Quando un partito riesce ad aumentare in modo significativo le sue forze, è spesso inevitabile che alcune dei suoi dibattiti interne saranno rese pubblici. In tali circostanze sarebbe meglio condurre un dibattito pubblico leale e fraterno sulle le questioni in gioco. Tuttavia, il partito non è un club di discussione. Specie nelle condizioni di lotta intensificate imposte dall'illegalità, molte delle forme di democrazia sono o impossibili o attenuate. E' qui che lo spirito del centralismo democratico gioca il suo ruolo più importante—quello che Lenin chiamava 'una totale fiducia mutua tra i rivoluzionari', quello che noi chiamiamo lealtà. Questo è uno spirito solidale, collettivo e proletario basato sulla domanda: 'come possiamo far andare avanti il partito?' E' in contrasto totale con il vanto individuale e lo spirito di competizione—cioè lo spirito piccolo borghese. Per sviluppare questa lealtà e questa fiducia fra i/le compagni/e è necessario battersi contro qualsiasi cricca, soggettivismo e intrigo personale all'interno del partito. La lealtà non si può mai costruire sulla diplomazia cinica o sul paternalismo dei leader nei confronti dei militanti. La lealtà proletaria si può basare solo sullo spirito democratico e su un approccio politico di alto livello nel tentativo di risolvere i problemi che sorgono.

2.11 I compagni/e operai/e imparano questo spirito collettivo nelle comunità operaie, a lavoro, nel sindacato. La recluta di origine piccolo borghese deve impararlo nel movimento operaio e nel partito stesso. Tuttavia, un 'operaismo' artificiale e/o il culto delle caratteristiche cosiddette operaie, non rappresentano una soluzione a questo problema. Troppo spesso queste non sono affatto caratteristiche operaie ma soltanto delle attitudini tipicamente nazionali o locali, oppure tradeunionistiche o economistiche. Ma in ogni caso, uno spirito collettivo richiede agli strati non proletari che essi adottino non solo l'analisi politica della classe operaia ma anche la sua pratica combattiva. Questa significa che quei/elle compagni/e devono rifiutare l'attitudine che deriva dall'appartenenza ad una classe privilegiata: cioè l'arroganza verso chi lavora assieme ad una subordinazione alla borghesia ed i suoi agenti. Significa che questi/e compagni/e devono rifiutare l'opinione pubblica 'democratica' ed i valori morali degli sfruttatori. Significa la condivisione delle condizioni di lotta della classe operaia senza arrogarsi il diritto di dirigere. Il test più netto di questa adesione al campo della classe operaia è quello di fare della politica operaia il centro e lo scopo della propria vita, subordinando ogni interesse professionale e personale ad essa.

2.12 Come dice Lenin nel Che Fare?, perché il/la militante operaio/a diventi un/a rivoluzionario/a professionale, lui/lei deve trascendere la prospettiva del 'segretario sindacale' (o anche del rappresentante sindacale) e diventare invece 'una tribuna del popolo'. Bisogna che lui/lei trascenda la nozione secondo la quale la lotta di classe è una lotta solo per l'aumento di salario e per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Bisogna che lui/lei superi le restrizioni locali e nazionali per sviluppare le capacità dell'agitatore e del propagandista rivoluzionari. Nel padroneggiare queste capacità, il/la operaio/a affronta dei netti svantaggi rispetto all'intellettuale piccolo borghese. L'organizzazione rivoluzionaria, indipendentemente dallo stadio di sviluppo in cui si trova, deve riconoscere questo e deve quindi trovare delle risorse speciali per aiutare il/la operaio/a rivoluzionario/a a superare i problemi ereditati i) da una mancanza di formazione; ii) dal fatto che deve sostentare una famiglia con uno stipendio basso; iii) dal fatto che fa dei turni o iv) dal fatto che deve operare ogni giorno fra una classe il cui livello culturale viene deliberatamente mantenuto basso dalla borghesia. Il valore del/lla operaio/a all'organizzazione rivoluzionaria, anche in una prima fase dello sviluppo dell'organizzazione, è che lui o lei fornisce al partito dei legami viventi con le masse. Inoltre, il/la operaio/a possiede dei vantaggi rispetto alla recluta piccolo borghese e/o intellettuale. Questo perché essi/e riescono a capire molti dei concetti sofisticati del marxismo attraverso un metodo didattico che abbina un'analisi del proprio sfruttamento e della propria oppressione allo sviluppo delle proprie lotte contro questo sfruttamento e questa oppressione.

2.13 Lenin insisteva che il partito dovesse essere composto 'per la maggior parte di persone coinvolte nelle attività rivoluzionarie come professione'. Con questo non intendeva solo i 'permanenti' full-time, gli studenti e i disoccupati; cioè solo quelli/e che potevano dedicare la maggior parte del loro tempo al lavoro politico. Anzi, Lenin era molto chiaro sul fatto che questi rivoluzionari professionali potessero anche essere degli/elle operai/e. Ma escludeva quelli/e che erano disposti/e a fare la politica solo nel 'tempo libero'. Non appena le risorse umane e materiali lo permettono, anche il più piccolo dei gruppi rivoluzionari dovrebbe creare un piccolo apparato full-time. Questo deve giocare un ruolo importante a livello dirigente e, con la crescita dell'organizzazione, anche a livello regionale e locale. L'accumulazione di tali rivoluzionari professionali—ovvero dei quadri che dedicano tutto il loro tempo al lavoro del partito—è legato indissolubilmente all'accumulazione di quadri in generale. Tuttavia, se la leadership diventa il compito di una burocrazia full-time, allora il partito è in pericolo. Anche i/le compagni/e più rivoluzionari/e devono essere sotto il più severo controllo di una leadership che ha le sue radici nella classe operaia e in altri strati e che ha un alto livello di coscienza rivoluzionaria e di formazione.

2.14 L'intera attività del partito deve risultare nello sviluppo di quadri. Il partito deve cominciare dall'unità della teoria e la pratica, ma questa unità non è data per scontata: bisogna battersi. Senza la teoria e l'analisi, la pratica è miope e quindi sacrificherà i compiti di domani ai guadagni e ai successi effimeri di oggi. Isolata dalla pratica, la teoria si trasforma rapidamente in dogmatismo bizantino oppure in uno scetticismo impotente. L'unità della teoria e la pratica deve guidare ogni zona del lavoro del partito. I compiti pratici devono essere analizzati e dotati di una prospettiva. Le difficoltà serie, le incoerenze e i problemi che sorgono durante la loro attuazione devono essere soggette ad un'analisi teorica. Come metodo, questo processo deve essere il patrimonio anche della più recente recluta. Non è affatto permessa una suddivisione assoluta dell'organizzazione in 'teorici' da una parte, e 'pratici' dall'altra. Qualsiasi divisione di lavoro deve essere contenuta entro certi limiti, sia per i militanti che per i corpi dirigenti. Un comitato dirigente deve essere 'equilibrato', cioè composto di individui che hanno dei punti forti e dei punti deboli che si compensano reciprocamente.

2.15 La vita interna democratica e il dibattito del partito devono essere gli educatori permanenti. Perciò i dibattiti interni devono essere condotti in modo da formare gli/le iscritti/e. La demagogia, cioè fomentare i pregiudizi, approfittare dell'ignoranza, spargere la confusione, o fare riferimento a questioni estranee, ha l'effetto opposto. Essa demoralizza i quadri, corrompe la lealtà e la fiducia, e porta all'inefficienza nella pratica. La risposta alla demagogia è la formazione. La formazione deve comprendere la familiarità con il metodo e la dottrina del marxismo classico. Si deve basare sulla comprensione della dialettica, del materialismo storico, dell'economia politica marxista, delle forme della lotta di classe, e delle tattiche e della strategia riassunte nel programma attuale e nelle sue versioni precedenti. Su queste basi vanno costruite ulteriori sfere di conoscenza, permettendo così ai/alle compagni/e di specializzarsi nelle diverse sfere dell'agitazione, della propaganda o del lavoro teorico. Riunioni di formazione regolari per individui o gruppi, oppure delle scuole speciali, sono essenziali per innalzare il livello di cultura politica dei quadri del partito. Formare i quadri ai compiti di elaborazione di articoli , alla redazione è essenziale, così come alle capacità necessarie per l'agitazione e la propaganda (es. parlare in pubblico). Bisogna collegare questa formazione alla pratica sotto forma di apprendistato: i quadri con meno esperienza lavorano assieme a quelli con più esperienza. Ma i quadri non sono semplici giornalisti o oratori in riunioni pubbliche. Sono anche dei potenziali dirigenti della lotta di classe. Come tali, devono cercare di stabilire o mantenere le loro radici e le loro attività nel movimento operaio. Per realizzare questo, tutte le capacità elencate sopra devono essere collegate alla formazione dei quadri nel movimento operaio. Imparare a collegarsi alle lotte delle masse, lavorare nelle organizzazioni di massa senza sembrare un' 'esterno', imparare a combinare la fermezza dei principi rivoluzionari con la flessibilità pratica all'interno delle organizzazioni di massa costituiscono delle capacità vitali per i quadri rivoluzionari.

2.16 La formazione di quadri è particolarmente importante per coloro che subiscono un'oppressione sociale, cioè non solo i/le compagni/e operai/e ma anche quelli/e che affrontano una discriminazione specifica. L'accesso limitato alla formazione e all'occupazione, gli stipendi bassi, la mancanza di tempo a causa di ruoli socialmente imposti, le attitudini che sottovalutano le capacità di questi gruppi, possono rappresentare delle barriere alla partecipazione nel partito. Eppure i/le compagni/e che affrontano tali barriere sono vitali per il partito. Essi/e possono promuovere il processo attraverso il quale il programma del partito tiene conto dell'esperienza degli oppressi. Il partito dovrebbe effettuare una discriminazione positiva nell'allocazione di risorse alla formazione di tali compagni/e e così facendo promuovere lo sviluppo delle capacità e della fiducia necessarie perché i membri dei gruppi socialmente oppressi possano partecipare a pieno titolo nel partito. Il partito deve evitare che i/le compagni/e dei gruppi socialmente oppressi vengano ghettizzati/e o costretti/e a fare dei compiti e delle attività che corrispondono ai loro stereotipi sociali. Ogni compagno/a dovrebbe essere formato/a e sviluppato/a affinché possano contribuire ad ogni area del lavoro del partito. Il partito dovrebbe riconoscere che i corpi dirigenti devono, a tutti i livelli, incorporare le capacità e le esperienze degli oppressi. Anche i/le compagni/e con molta esperienza dovrebbero una genuina modestia nei confronti di tutti/e i/le compagni/e. Una nuova recluta al partito che proviene dai settori più poveri della classe operaia e dalle masse oppresse, anche se analfabeto/a, potrebbe insegnare molto a qualsiasi leader intelligente.

2.17 Ma anche una 'discriminazione positiva' nello sviluppo conscio di compagni/e socialmente oppressi/e non risolverà, di per se, i problemi che questi/e compagni/' affrontano. Nelle società di classe è impossibile che anche i/le compagni/e più sviluppati/e possano gettare via ogni pregiudizio e abitudine discriminatorio ereditato da capitalismo. Una lotta permanente, non solo nella società ma anche all'interno del partito stesso, va fatta contro tutti questi ostacoli alla partecipazione totale. Concedere il diritto ai/alle compagni/e socialmente oppressi/e a riunirsi in un 'caucus' è un modo di realizzare questo. I caucus, sviluppati dalla sinistra nordamericana, sono delle riunioni aperte a tutti i membri del partito dei settori oppressi e possono essere convocati da individui che si sentono oppressi da un comportamento oppressivo o da una discriminazione sistematica e che vogliono cercare delle soluzioni a questi problemi. Ma i caucus non hanno nessuno diritto di veto all'interno del partito. Se così fosse, si rimuoverebbe dalla maggioranza il dovere di discutere e decidere nella ricerca di soluzioni ad un dato problema. Importante è convincere i/le compagni/e colpevoli di pratiche discriminatorie di riconoscere i loro errori, anziché cercare di imporre delle decisioni su tutti/ i militanti.

2.18 Ogni organizzazione sana deve praticare la critica e l'auto-critica, che si tratti di individui o di gruppi. Nessun partito, comitato dirigente o iscritto/a potrebbe essere perfetto/a e infallibile. Ognuno subisce, nella lotta di classe, diverse pressioni e deve quindi affrontare sempre nuovi problemi. Ogni volta che questo capita è probabile che si farà una seria di errori. Non è una dichiarazione di debolezza o di stupidità ammettere i propri errori e cercare di correggerli. L'organizzazione deve sempre cercare di assimilare criticamente l'esperienza della propria classe, la leadership e i militanti. E' quindi indispensabile fare dei bilanci auto-critici regolari del lavoro di ogni circolo/cellula, frazioni o corpo dirigente di una sezione nazionale o internazionale dell'organizzazione. Non siamo stalinisti che usano 'l'autocritica' come mezzo per punire degli individui costringendoli ad umiliarsi davanti agli altri. Il/la compagno/a migliore non è quello/a che 'non fa errori' (ma che in realtà rifiuta di riconoscerli). Anzi. Il/la compagno/a migliore è colui che riconosce apertamente i propri errori e che li discute per cercare di superarli. L'organizzazione o il/la militante che non critica i propri errori è condannata a ripeterli in futuro e con conseguenze più gravi.

2.19 Il partito deve essere composto di rivoluzionari professionali. Questa significa che esso deve essere composto di quadri che dedicano tutte le loro vite all'attività rivoluzionaria. Tuttavia, solo una minoranza di loro dovrebbero diventare dei 'permanenti' pagati del partito. Le dimensioni di questo apparato full-time dipenderà dalla condizioni politiche che predominano in un qualsiasi periodo. Una maggioranza degli iscritti devono essere militanti coinvolti in lavoro salariato, nella produzione, il che li mette in contatto quotidiano con la classe operaia e dà loro la possibilità di generare dei fondi senza i quali le attività del partito sarebbero impossibili. E' molto importante cercare di coinvolgere i quadri dalla classe operaia e dagli strati oppressi ad ogni livello della leadership. Questi/e avranno, probabilmente, meno formazione e meno cultura rispetto agli intellettuali piccolo borghesi ma trasmetteranno al partito le notizie su quanto sta succedendo nella classe o tra gli oppressi e saranno, quindi, più capaci di trasmettere la nostra linea a questi settori. Questo coinvolgimento genererà, a sua volta, un miglioramento della nostra linea, la nostra influenza e la nostra organizzazione. Noi rifiutiamo l'idea di rimuovere tutti o la maggior parte dei leader operai dal loro posto di lavoro per dedicarsi al lavoro full-time per il partito. Questo avrebbe un effetto negativo sui nostri legami con la classe operaia e danneggerebbe i/le compagni/e.

2.20 Ogni organizzazione bolscevica deve essere capace di svolgere il suo lavoro sia in condizioni di legalità che in quelle illegali. Di conseguenza, il partito deve imparare delle tecniche di lavoro clandestino. Deve imparare ad combinare il lavoro aperto con quello clandestino. Deve prepararsi a resistere la repressione non solo dallo stato borghese ma anche dai fascisti o dagli agenti burocratici della borghesia nel movimento operaio. In tutte le condizioni, anche in condizioni di 'democrazia', è essenziale avere un apparato di tipo illegale, un sistema di sicurezza, dei codici ecc. Qualsiasi compagno/a che subisce la repressione dello stato deve essere difeso/a dall'organizzazione. E' essenziale che i/le compagni/e in galera o licenziati/e a causa del lavoro del partito siano aiutati/e al livello materiale dall'organizzazione. L'intera organizzazione nazionale ed internazionale dovrebbe correre all'aiuto di tali prigionieri della guerra di classe. Quando un gruppo di quadri è stato imprigionato è importante costruire delle cellule di resistenza all'interno delle prigioni.

2.21 Come diceva Lenin, la stampa dovrebbe essere l'organizzatore collettivo del partito e il canale attraverso il quale il partito conduce un dialogo con la sua periferia e con la lotta di classe in generale. Ogni compagno/a dovrebbe ambire a contribuire alla stampa ed ogni compagno/a la deve vendere. Quando vendono il giornale, i quadri devono essere pronti a dimostrare una conoscenza profonda delle sue posizioni e devono anche essere capaci a difenderle in pubblico. E' anche importante che i leader svolgano regolarmente questo compito. E' importante concentrarsi su dei specifici settori di lavoro, tipo fabbriche, usando le vendite per stabilire dei legami con la classe operaia, per diffondere dell'informazione ad essa ma allo stesso tempo per raccogliere informazione da essa. Dovremmo tentare a convincere anche gli/le operai/e senza formazione formale nonché quelli/e mai organizzati/e a contribuire le loro idee al giornale tramite interviste e rapporti riguardanti i loro problemi e le loro lotte. Rapporti dalle industrie o dalle fabbriche non solo dovrebbero denunciare gli abusi dei padroni ma anche offrire un orientamento concreto nella lotta contro di loro. In periodi diversi, anche durante lo stadio della costruzione di gruppi combattivi di propaganda, può essere necessario avere due tipi di giornale: uno periodico, popolare e mirato verso l'agitazione, l'altro più teorico e propagandistico. Quest'ultimo potrebbe essere prodotto in comune con delle altre sezioni dell'organizzazione in altri paesi che comunque parlano la stessa lingua. E' anche necessario avere dei volantini speciali indirizzati a dei settori specifici della classe operaia, dei contadini e degli abitanti di zone sottoproletarie. Intorno a tali bollettini il partito dovrebbe tentare di creare delle organizzazioni della sua periferia.

3 Stadi nella costruzione del partito rivoluzionario

3.1 Gli stadi nella costruzione del partito rivoluzionario possono essere caratterizzati non tanto dalle dimensioni dell'organizzazione quanto dalle priorità che essa si dà. Così un nucleo di quadri potrebbe essere più grande, numericamente parlando, di un gruppo combattivo di propaganda. Eppure, esso rimane un nucleo di quadri se la sua priorità centrale rimane quella di riformulare dei principi fondamentali. Solo dopo avere realizzato questi compiti ideologici essa può cominciare a sviluppare una pratica collettiva specifica.

3.2 Tuttavia, i rivoluzionari, nonostante lo stadio della costruzione del partito in cui si trovano, sono guidati dalla necessità di trovare un terreno politico in cui possono operare. Così si potrebbe entrare in un'organizzazione più grande, partecipare ad una campagna significativa, intervenire in fronti unici, concentrarsi su particolari sindacati o partiti ecc. I rivoluzionari devono essere presenti là dove vi sia il terreno migliore per il lavoro rivoluzionario. La ragione per questo scaturisce dal fatto che senza degli interlocutori per le idee rivoluzionarie il piccolo gruppo sarà condannato alla stagnazione e alla scissione, alla demoralizzazione e addirittura all'abbandono della lotta rivoluzionaria. Senza un pubblico per le nostre idee, le nostre idee saranno dessicate. Trovare un pubblico comporta un certo livello di lavoro esterno, anche per il più piccolo dei gruppi rivoluzionari. Il primo stadio della costruzione del partito è quello di un'accumulazione iniziale di quadri; mettere assieme un équipe il cui compito principale è quello di scrivere, pubblicare e diffondere la propaganda. Gli elementi del centralismo democratico necessari a questo punto sono il lavoro e la discussione collettivi e l'applicazione delle decisioni della maggioranza. A questo stadio, probabilmente non ci sarà una grande distinzione tra la 'leadership' e gli/le 'iscritti/e'. Un nucleo iniziale deve essere formato da un équipe di teorici e polemisti capaci di creare una distinta tendenza ideologica nella lotta contro le tendenze opportuniste e settarie. Il lavoro teorico e propagandistico nonché il programma sono, per il marxismo, una parte integrante della lotta di classe. Opporla in modo negativo al 'lavoro pratico', all'agitazione, al sindacato o all'immediata lotta politica di massa è un sicuro segno di filisteisimo e di opportunismo. Questo lavoro è imperativo ad ogni stadi della costruzione del partito. Ma durante i primi stadi esso ha un ruolo preminente mentre il nucleo che costruisce il partito compie i primi passi per creare il proprio programma nazionale e internazionale. E' altrettanto vitale ad ogni svolta significativa della lotta di classe quando si deve valutare la natura del periodo e i conseguenti compiti. Tuttavia, se opporre lavoro teorico e propagandistico da una parte, e il 'lavoro pratico' dall'altra, dimostra filisteisimo, il disprezzo per l'attività pratica dimostra uno spirito passivo e settario.

3.3 Gli obiettivi principali di un piccolo gruppo i cui compiti sono di necessità mirati verso la propaganda, sono dei quadri preesistenti o potenziali. Tali quadri possono essere trovati in una varietà di posti, secondo la natura della lotta di classe e del movimento operaio in un dato paese. Militanti operai con esperienza, compagni/e non dogmatici/he delle organizzazioni centriste, giovani militanti alle loro prime lotte e attratti dalle idee rivoluzionarie, riformisti di sinistra o operai/e staliniste formati/e dalle loro organizzazioni ma poco soddisfatti/e dalle loro pratiche filoborghesi, nazionalisti rivoluzionari delusi dai tradimenti delle loro speranze dai loro leader piccolo borghesi o borghesi, studenti ed intellettuali il cui accesso alla vita intellettuale è bloccato da una dittatura—tutti/e questi/e rappresentano delle reclute potenziali per il piccolo nucleo. Ma poco importa la loro origine, il compito del nucleo è quello di trasformarli in quadri, anche se per questo bisogna limitare il lavoro pratico delle nuove reclute oppure deludere le ambizioni letterarie delle reclute piccolo borghesi o intellettuali che non sono per il momento 'intellettuali del partito' e che quindi dimostrano un'attitudine possessiva verso il proprio lavoro letterario e credono di essere la fonte di ogni saggezza. Ogni nuova recluta deve diventare un quadro capace di svolgere certi aspetti del lavoro propagandistico dell'organizzazione.

3.4 Il compito chiave è quello di produrre delle pubblicazioni teoriche e di propaganda regolari. Gli strumenti essenziali di un nucleo di quadri che sta cercando si costruirsi sono una rivista teorica o una serie di brochure o libri che non solo difendono le tradizioni rivoluzionarie del marxismo contro gli stalinisti, i riformisti e i centristi ma che sono capaci di innovazioni e di sviluppo teorico. Il nucleo deve affrontare le questioni principali della lotta di classe nazionale e internazionale. Anche nel contesto di un gruppo che fa parte di una tendenza internazionale già esistente e che quindi ha già fatto dei passi in avanti importanti a livello della rielaborazione del programma, ogni nuova sezione nazionale ha la responsabilità, assieme ai compagni delle altre sezioni, di affrontare l'aspetto teorico della lotta di classe nel proprio paese, elaborando un programma di azione. Questo non significa che il piccolo nucleo è dispensato dall'obbligo di fare del lavoro pratico. Significa soltanto che il lavoro pratico è mirato verso la realizzazione di questi compiti essenzialmente propagandistici e come tale viene subordinato temporaneamente a loro, tranne in circostanze dove il carattere di un intervento pratico, in una lotta rivoluzionaria di massa ad esempio, pone la possibilità di un rapido reclutamento di quadri.

3.5 Se si realizza la creazione di un nuovo nucleo rivoluzionario attraverso lo sviluppo di una frazione o una tendenza all'interno di una organizzazione centrista o riformista, allora è probabile che il punto di partenza sarà una critica delle tattiche e del metodo di queste, una critica che poi dovrà svilupparsi in una piena critica del 'programma' di quell'organizzazione. Una lotta di frazione che conduce ad una scissione di una quantità significativa di quadri è un punto di partenza ottimo per la creazione della nuova organizzazione.

3.6 Il nucleo primario di quadri, comunque piccolo sia, deve concentrare il suo fuoco polemico non solo sui grandi dirigenti dei movimenti operai di massa; deve anche dedicare molto spazio e tempo ai potenziali dirigenti centristi, anche se alcune delle organizzazioni centriste sono piuttosto staccate dalle masse e dalle loro lotte. Questo specie se queste organizzazioni rappresentano un ostacolo serio allo trasformazione del nucleo iniziale in un gruppo combattivo di propaganda. Anche perché potrebbe essere proprio dall'interno di questi gruppi rivali, o da certi strati che conoscono le idee di questi gruppi, che verranno le prime reclute che aiuteranno a trasformare il nucleo primario in un gruppo attivo di propaganda.

3.7 Lo stadio successivo, quello di un gruppo combattivo di propaganda, continua molti dei compiti dello stadio precedente ma pone come compito centrale lo svolgimento di una diffusa e sistematica propaganda per queste idee. Esso si concentra sulla loro applicazione a una gamma di questioni chiave. Si batte non solo per creare un programma ma per conquistare degli aderenti a quel programma. Per la maggior parte dei suoi quadri i compiti non sono teorici ma propagandistici. Per diffondere e spiegare le posizioni di un gruppo propagandistico ci vuole più tempo che non per formularle.

3.8 Una pubblicazione regolare è essenziale per un gruppo combattivo di propaganda. Questa dovrebbe essere o mensile o bimensile. Le vendite della pubblicazione nelle varie sfere di attività e di propaganda sono il modo per conquistare nuovi militanti. La pubblicazione deve concentrarsi sui compiti centrali del gruppo combattivo di propaganda. Il gruppo non deve seguire la tentazione di tornare indietro a dei compiti puramente teorici o di andare avanti nell'illusione di produrre un giornale popolare di massa. La pubblicazione deve riflettere le attività del gruppo. Per un gruppo combattivo di propaganda relativamente grande una rivista teorica deve assumere i compiti dell'elaborazione teorica e della lotta ideologica. L'agitazione popolare di massa, quando necessitata, dovrebbe di solito comparire sotto forma di volantini. Il giornale è soprattutto uno strumento di propaganda e di spiegazione paziente delle nostre idee ad uno (sfortunatamente) piccolo gruppo di persone.

3.9 A questo stadio, gli iscritti dovrebbero essere capaci di argomentare e di formare, di polemizzare con altri gruppi, di condurre del lavoro paziente di chiarimento della politica del gruppo e di vincere quadri per il gruppo. Uno scopo centrale per condurre la propaganda è quello di costruire dei propri circoli di formazione e discussione a cui i contatti ed i simpatizzanti possono partecipare e dai quali si possono fare delle reclute. Se questo non è possibile, allora i mezzi principale saranno quelli di intervenire nelle riunioni e nelle attività pubbliche dei più grandi gruppi o partiti centristi (o anche riformisti). L'obiettivo del gruppo di propaganda non è solo il reclutamento individuale ma anche quello di convincere interi gruppi, di generare delle frazioni di opposizioni all'interno dei gruppi centristi o settari, creando delle scissioni in questi gruppi e la loro fusione con l'organizzazione rivoluzionaria. Ovunque ci sia una tradizione significativa di organizzazioni centriste, è molto probabile che le prime reclute saranno vinte dalle loro file. Altrove, altri campi di reclutamento devono essere individuati e prioritizzati.

3.10 Il gruppo combattivo di propaganda deve anche coinvolgersi nelle lotte chiave e centrali della classe operaia. In circostanze normali, un gruppo combattivo di propaganda deve riconoscere che la sua agitazione e la sua propaganda nelle lotte quotidiane sono per forza di carattere esemplare; cioè un esempio di come il gruppo agirebbe dappertutto se avesse un sostegno maggiore. In circostanze eccezionali, in condizioni locali favorevoli, potrebbe essere possibile competere per la direzione. Il gruppo deve quindi formare delle équipe per sostenere il lavoro esemplare dei militanti operai/e. Questo metodo ha l'ulteriore vantaggio di permettere gli/le iscritti/e non proletari/e di immergersi nella vita e nella lotta proletarie. Queste misure sono necessarie proprio a causa dell'importanza di rendere il giovane gruppo di propaganda più proletario in preparazione degli stadi ulteriori quando potrà aumentare, qualitativamente e quantitativamente, la sua composizione proletaria, il suo peso e la sua influenza nella classe operaia. L'obiettivo dell'organizzazione è quello di radicare i suoi quadri nell'esperienza e nei metodi della lotta di classe, di sviluppare la sua strategia collettiva imparando dalla classe operaia (ed altri strati oppressi) e di reclutare i militanti avanzati al gruppo combattivo di propaganda. Ovunque possibile, settori di lavoro più regolari e sistematici devono essere organizzate in frazioni—lavoro sindacale, lavoro nei partiti riformisti, lavoro nei comitati popolari. Il gruppo di propaganda non deve mai seguire il metodo opportunista di prendere il controllo di queste organizzazioni all'insaputa delle masse per poi utilizzarne le risorse per il partito rivoluzionario, come hanno spesso fatto gli stalinisti e i centristi.

3.11 Quando il gruppo combattivo di propaganda non ha dei quadri operai all'interno delle organizzazioni massa e coinvolti nella lotta, allora è costretto ad intervenire 'dall'esterno' promuovendo delle azioni di solidarietà con la lotta, distribuendo volantini. Ma questo rappresenta una debolezza; quando un numero significativo di quadri sarà stato reclutato e formato, una 'svolta' deve essere fatta verso più agitazione, per potere lavorare in e intorno alle organizzazioni di massa. A questo punto, il gruppo combattivo di propaganda può cercare di inserire degli/della operai/e non industriali in quelle fabbriche che sono importanti per la lotta di classe. Questo sarà più utile quando l'organizzazione sta reclutando direttamente tra gli/le operai/e industriali. Qui, lo scopo sarà quello di creare dei circoli di propaganda che possano o attrarre dei numeri significativi di operai/e o, meglio ancora, svolgersi sui luoghi di lavoro. Dove la povertà, le lunghe ore di lavoro e delle condizioni difficili di vita persistono, la tendenza rivoluzionaria deve comprendere le difficoltà nel reclutare, tenere, formare quadri. Queste difficoltà sono particolarmente pesanti nella prima fase di transizione da una corrente ideologica di due o tre compagni/e in un gruppo combattivo di propaganda di 10-20 (o più) compagni/e. Compagni/e con delle enorme capacità come pensatori, combattenti ed organizzatori che in paesi più ricchi sarebbero dei quadri stabili o addirittura quadri dirigenti, sono espulsi dall'attività politica dal bisogno economico e da crisi familiari collegate al bisogno economico.

3.12 Per potere dirigere un gruppo più grande che ha diversi compiti, è necessario un sistema dirigente maggiormente strutturato. Si avrà sempre bisogno di una ristretta segreteria politica (SP ) non solo per gestire le attività quotidiane ma anche le pubblicazioni. La creazione di un comitato di redazione distinto richiede una divisione di lavoro che è desiderabile solo ad uno stadio ulteriore. Qualora un tale corpo venga creato, deve essere subordinato alla leadership. Ma un piccolo esecutivo politico non sarà più sufficiente.sarà allora necessario un corpo dirigente più grande, cioè un Comitato Nazionale o Centrale. Questo dovrebbe includere nei suoi compiti le diverse aree e i diversi tipi del lavoro del gruppo. Quando viene eletto questo comitato dovrebbe anche cercare di rappresentare le varie aree e regioni dove il gruppo ha delle cellule o dei circoli. Deve scegliere i suoi membri dai giornalisti più bravi, dai compagni/e full-time, dai teorici, dai militanti sindacali, dagli attivisti tra gli oppressi, e deve anche assicurare che ci sia una giusta rappresentazione per le donne, per i giovani, e per le minoranze nazionali o razziali.

3.13 Per passare da un gruppo combattivo di propaganda a un piccolo partito di quadri, è necessario il reclutamento individuale non è sufficiente. Affinché questo accada, uno o più salti qualitativi devono essere effettuati. Uno di questi potrebbe essere l'espansione qualitativa e diretta del gruppo propagandistico durante una situazione rivoluzionaria dove la propaganda sistematica a lungo termine e la selezione di quadri e la loro formazione permetta al gruppo di collegarsi alle masse radicalizzate che comincino ad adottare i slogan del gruppo, sostenere il suo giornale e i cui attivisti sono di conseguenza attirati in numero significativo alle file del gruppo propagandistico. Così l'organizzazione può diventare conosciuta e un punto di riferimento significativo nel movimento operaio. Un'altra transizione potrebbe essere attraverso una fusione con un gruppo centrista più grande che evolve verso sinistra, oppure con una scissione di elementi rivoluzionari da un partito riformista di sinistra o da un partito centrista. In questo modo, l'organizzazione potrebbe fare un salto sia qualitativo che quantitativo. perché questo succeda, vari tipi di tattica entrista nei partiti riformisti potrebbero essere necessari. Questi possono essere l'entrismo totale in un'organizzazione riformista o centrista, mirando alla formazione di una frazione o tendenza 'rivoluzionaria' che porterebbe alla sua esclusione. Altre tattiche di fronte unico potrebbero aiutare la transizione da un gruppo combattivo di propaganda ad un partito di quadri, compresa la creazione di una tendenza significativa nei sindacati, in organizzazioni contadine, studentesche o dei poveri, oppure in movimenti degli oppressi in cui un gruppo combattivo di propaganda guadagni la leadership e si 'unisce' con o recluta da interi strati dei suoi più attivi militanti.

3.14 Il piccolo partito di quadri—se sarà degno del nome—deve comprendere nelle sue file almeno un sezione rappresentativa dell'avanguardia della classe operaia. Questa sarà composta di rappresentanti di base nei sindacati, dei leader delle organizzazione comunitarie, dei rappresentanti dei fronti unici di lotta. In un tale partito il lavoro deve essere concentrato sulla classe operaia. La proletarizzazione delle file e della leadership è imperativa. Dopo circa un decennio della costruzione della SWP (USA), dopo che aveva raggiunto le dimensioni di un piccolo partito di quadri capace di intervenire nelle lotte di massa e addirittura di vincere a volte la leadership (Minneapolis), Trotsky propose che esso dovesse superare la pressione del dilettantismo piccolo borghese nelle sue file. Propose che ogni compagno/a non proletario/a dovesse avere il dovere di reclutare un/a operaio/ per il partito entro un certo numero di mesi, e se non lo facevano che andavano relegati allo stato di simpatizzante.

3.15 L'organizzazione rivoluzionaria dovrebbe prestare particolare attenzione ai settori più concentrati ed organizzati del proletariato industriale; cioè quel settore della classe che con il suo peso economico e grado di concentramento come classe è il nemico più forte dei capitalisti e che quindi costituiscono l'asse dell'avanguardia della classe. I quartieri operai, quelli intorno alle miniere e le fabbriche grandi, nonché i villaggi e le città dominati da operai, si sono sempre verificati cruciali nello sviluppo e la radicalizzazione della classe e delle reclute potenziali per il partito rivoluzionario. L'organizzazione rivoluzionaria che è seria per quanto riguarda la sua proletarizzazione deve battersi per stabilire dei legami forti con le fabbriche, l'agricoltura industriale, le miniere ed altre imprese. Deve costruire delle cellule in questi quartieri o villaggi e impegnarsi a fare un'agitazione ed una propaganda sistematiche mirate agli/alle operai/e.

4 Esperienze internazionali—differenze di tradizioni e di terreno

4.1 Nel processo di costruzione di un'organizzazione internazionale basata sul centralismo democratico, dovremo prendere in considerazione, nonché superare, le peculiarità nazionali. Le soluzioni di continuità nella tradizione rivoluzionaria, di cui l'ultima e la più lunga dura ormai da più di trent'anni, hanno esacerbato il problema. A questo bisogna aggiungere dei problemi nazionali specifici. Il punto di vista di un comunista di un paese imperialista dominato da decenni o da secoli di ininterrotta legalità e di 'lotte di classe' prevalentemente sindacali, sarà diverso da quello di un altro comunista anche di un altro paese imperialista che abbia avuto l'esperienza del fascismo, lo stalinismo, l'illegalità o la repressione severa. Movimenti operai nazionali dominati dalla socialdemocrazia o dallo stalinismo o anche da un partito borghese 'liberale' come i Democratici in America genereranno diversi tipi di pregiudizi. Questo è ancora più vero per quelle semi-colonie dove la disoccupazione di massa e la povertà sono le norme, dove la sanità e la formazione sono scarse, e dove, di conseguenza, i rapporti tra l'intelligentsia e la classe operaia, tra uomini e donne, sono diversi. Altrettanti diversi saranno i rapporti negli stati stalinisti ancora basati sul vecchio piano burocratico o dove questi sono di fronte a dei regimi filoliberali che attaccano le condizioni e i guadagni delle masse o che fomentano dei conflitti interetnici. Certo, queste differenze esistono anche tra le semi-colonie o tra gli stati operai degenerati, variando con il livello di sviluppo economico, background religioso e culturale, la storia delle lotte progressiste della classe operaia, dei contadini e della piccola borghesia urbana. In più, i nemici principali in seno al movimento operaio potrebbero essere diversi (es. forti partiti socialdemocratici, regimi stalinisti monolitici, movimenti interclassisti di natura nazionalista o religiosa).

4.2 Il compito di un'organizzazione internazionale rivoluzionaria è quello di riconoscere queste differenze, individuare e assimilare quello che serve e che è progressista in ogni tradizione operaia nazionale ed in ogni tradizione rivoluzionaria. Ma allo stesso tempo essa deve criticare e rifiutare quello che è pericoloso e reazionario. Il nostro scopo è quello di creare, o anzi ricreare, una cultura comunista ed una pratica globale davvero comuniste. In testa a questi compiti devono essere i corpi centrali internazionale (un Segretariato Internazionale (SI) che si riunisce regolarmente, ed un Comitato Esecutivo Internazionale (CEI) che si riunisce regolarmente anch'esso). Il processo verso la ricreazione della cultura e della pratica comunista e globale deve essere vista come una parte del loro lavoro tanto importante quanto quello programmatico. Una forte rappresentazione delle sezioni nazionali è anche imperativa non solo al congresso e nel CEI ma anche, in quanto possibile, nel SI. A questo scopo, il SI, pur essendo residente in un dato paese, deve cercare di coinvolgere nel suo lavoro dei/delle compagni/e dirigenti della altre sezione per interi periodi. In più, i membri del SI devono visitare regolarmente le sezioni, rimanendovi per un periodo sufficiente per permettere una conoscenza delle condizioni di lavoro, le capacità ed i bisogni di quadri. Inoltre, i rivoluzionari dovrebbero imitare la tradizione sana della Komintern dove nessuna sezione, neanche i bolscevichi, cercarono di dominare l'internazionale, assicurando che nessuna sezione rappresentasse più del 30% dei membri del CEI.

4.3 L'esperienza internazionale non dovrebbe essere limitata alla direzione internazionale ma dovrebbe estendersi alle direzioni nazionali e, dove possibile, a tutti i militanti. Uno scambio di compagni/e, a volte per dei periodi lunghi, può aiutare a superare delle difficoltà linguistiche e creare dei legami forti tra tutte le sezioni. Organizzazioni che si trovano a diversi stadi della costruzione del partito possono apprendere dalla storia e dall'esperienza altrui delle lezioni indispensabili. Lavorando in altre sezioni, i loro quadri possono imparare delle lezioni che non avrebbero potuto imparare sul proprio terreno nazionale senza una lunga attesa.

4.4 Non si può lasciare che i quadri dei diversi paesi di una tendenza internazionale, dispersi per tutto il mondo, che parlano e leggono diverse lingue, acquisiscano per puro caso una conoscenza del lavoro delle altre sezioni. Per mantenere un alto livello internazionale dei quadri, sono necessari dei bollettini interni regolari a livello internazionale, la traduzione degli articoli e dei rapporti più importanti, la lettura della stampa di ogni sezione, delle discussioni speciali in ogni cellula e circolo nonché delle riunioni di formazione periodiche.

4.5 Gli sforzi in comune della tendenza internazionale possono modificare e rendere più corti i primi stadi della costruzione del partito, specie per quelle tendenze che ne faranno parte più tardi. In primo luogo, una volta che una tendenza ed un programma esistono, nessun piccolo gruppo nuovo deve superare da solo i compiti teorici e programmatici. Se poi esiste un'altra sezione che usa la stessa lingua allora un piccolo nucleo iniziale non deve mettere tutti i suoi sforzi nella pubblicazione di un'intera gamma di documenti come sarebbe costretto a fare un gruppo isolato. Anche un gruppo che ha una quantità di traduzioni da fare ha almeno il vantaggio di un punto di partenza programmatico. In più, i piccoli gruppi possono avere il beneficio di un modello sul quale basare la formazione dei quadri e delle strutture dirigenti.

4.6 Le scarse risorse materiali esercitano una forte pressione sull'apparato per la produzione di pubblicazioni, la gestione e la possibilità di viaggiare. Questa situazione può e deve essere superata attraverso la distribuzione delle risorse all'interno della tendenza internazionale dai gruppi più grandi nei paesi più ricchi (quelli imperialisti) a quelli nei paesi semi-coloniali. In un periodo di lotte di massa e di opportunità maggiori, sarà imperativo che tali sezioni ricevano ogni sorta di contribuzione, sia materiale che politica. Questo potrebbe portare ad una crescita significativa e un impatto più grande dell'organizzazione. Certo, ci sono dei limiti politici a questo aiuto che includono, tra altre cose, il necessario rispetto dei/delle compagni/e in quei paesi che non vogliono duplicare la 'dipendenza' della propria borghesia. Inoltre, anche se lo spirito di chi dà e di chi riceve è internazionalista, anche l'organizzazione più sana può sentirsi sotto una pressione politica a causa di una dipendenza totale. Nelle organizzazioni deformate (comprese quelle del 'trotskismo' degenerato) questo è stato usato per minare l'opposizione politica, per creare scissione e per strumentalizzare. Questo non deve succedere nella nostra organizzazione. Ricevere somme significative di denaro dall'estero può essere usato da un'opposizione politica come scusa per calunniare le sezioni (per esempio Lora). Perciò l'aiuto finanziario deve essere collegato al compito di superare ostacoli davvero grandi.

4.7 Gli stalinisti e, purtroppo, molte delle internazionali cosiddette 'trotskiste' ma in realtà centriste, sono raggruppati intorno ad una 'sezione madre' dominatrice che funziona come centro permanente dell'organizzazione e nelle cui mani vengono concentrati tutti i poteri centrali dell'internazionale. Così l'internazionale diventa una mera raccolta di satelliti intorno a questa sezione madre, a volte subordinati ad un dirigente supremo di questa sezione, ai suoi punti di vista e alle sue ambizioni, imitando i suoi metodi e addirittura i suoi modi di fare. A volte queste sezioni dirigenti cercano di rinforzare e di giustificare il loro ruolo dicendo che sono già, o che stanno per diventare, il centro della rivoluzione mondiale, che stanno per diventare un partito operaio di massa o addirittura che stanno per prendere il potere (Nahuel Moreno in Argentina, Guillermo Lora in Bolivia e Gerry Healy in Gran Bretagna). Mentre il trotskismo isolato a livello nazionale è una deformazione orrenda, questo 'trotskismo coloniale' è peggio ancora anche perché esso cerca di dominare, di corrompere e di strumentalizzare le altre sezioni. Ogni internazionale rivoluzionaria sana dovrebbe cercare di avere una leadership che sia tanto internazionale quanto possibile nella sua composizione, nella sua pratica, nell'ubicazione delle sue riunioni e nel mantenimento di una netta distinzione del suo centro internazionale dall'apparato della sezione più grande.

4.8 In una tendenza internazionale la sicurezza ed i compiti del lavoro legale ed illegale diventano compiti odierni di ogni sezione e del centro internazionale. Le sezioni dei paesi dove vi sia una legalità stabile e profonda devono usare questa per il beneficio della tendenza internazionale nel suo complesso. Devono ospitare delle conferenze e delle riunioni, e devono approfittare delle risorse accumulate della borghesia (biblioteche ecc.) per pubblicare dei materiali, fare ricerche, lavoro teorico e produrre pubblicazioni. Allo stesso tempo devono imparare le tecniche del lavoro clandestino, innanzitutto per proteggere quei/quelle compagni/e nei paesi dove le libertà democratiche sono non-esistenti oppure deboli e impraticabili. La riscoperta della pratica bolscevica/leninista per quanto riguarda la combinazione di lavoro legale ed clandestino è uno dei compiti imperativi di una tendenza internazionale. Questo dovrebbe essere basato su di una critica fraterna delle tradizioni, gli abitudini e i metodi ereditati dalle varie tendenze centriste dalle quali sono scaturiti i gruppi.

4.9 Se una tendenza internazionale vuole superare l'eredità federalista della 'Quarta Internazionale' degenerata, essa ha bisogno non solo di una direzione internazionale che goda della fiducia di tutte le sezioni, di un programma internazionale, delle prospettive e risoluzioni tattiche per guidarlo. Deve anche mettersi alla testa dell'intera tendenza in azioni e campagne comuni al livello mondiale. All'inizio tale lavoro sarà modesto. Ma deve essere sempre concreto. Non deve degenerare in appelli retorici o campagne e conferenze fasulle. Queste non mobiliteranno nessuno tranne qualche ingenuo che vista l'evidente mancanza di risultati concreti si renderà conto ben presto che si tratta di pura retorica. Il Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, i lambertisti e i morenisti sono esperti nella pratica di questi bluff. Ma lo smascheramento arriva poco dopo. Avvenimenti come guerre importanti, situazioni rivoluzionarie o controrivoluzionarie, crisi all'interno delle correnti mondiali del riformismo o del centrismo offrono delle possibilità per un intervento internazionale organizzato. Così delle campagne nei paesi di tutte le sezioni possono essere lanciate per difendere i prigionieri della lotta di classe, per battersi per degli scioperi di solidarietà e per dei boicottaggi. Delegazioni possono essere inviate alle manifestazioni internazionali, ai comizi e alle conferenze. Qualora la tendenza abbia le risorse essa può anche promuovere tali avvenimenti. Tra i compiti principali della direzione internazionale è quello di fare propaganda in tutte le lingue possibili sia per rinforzare il nostro programma e le nostre organizzazioni sia per la battaglia contro i nostri avversari centristi e riformisti.

4.10 Il compito della tendenza internazionale è quello di coordinare e armonizzare la crescita delle sezioni internazionali. Se una o più sezioni stanno avanzando e crescendo rapidamente, allora è essenziale che tutte le altre sezioni imparino da questi successi e ne mettano in pratica le lezioni. Non dobbiamo mai rifiutare di approfittare, in altri paesi, del 'prestigio' di questi successi, purché non mentiamo e non esageriamo questi successi, e non cerchiamo di 'compensare' le debolezze di un dato paese con l'illusione che i/le nostri/e compagni/e in un dato paese sono forti e stanno crescendo. Allo stesso modo, se una sezione è debole, stagnante o in crisi, questo riguarda i/le compagni/e di ogni sezione e della direzione internazionale la quale deve intervenire per scoprire le cause della crisi e eventualmente trovare delle soluzioni. La critica a riguardo deve essere onesta e senza diplomazie ma allo stesso tempo fraterna e costruttiva. Opporsi ad una critica sulle basi di orgoglio nazionale e prestigio da parte di una sezione o della direzione internazionale è antileninista e antinternazionalista.

4.11 Con le attività coordinate della tendenza nel suo complesso possiamo mandare dei quadri da altre sezioni per aiutare a costruire una nuova sezione e per aiutarla a diventare un gruppo combattivo di propaganda. Tuttavia, sia la nostra propria esperienza che quella delle correnti centriste/settarie ci insegna che 'paracadutare' dei compagni dall'esterno per formare una 'sezione nazionale', è un metodo destinato a fallire. Affinché una sezione sia radicata essa deve avere un nucleo di quadri di quel paese, in grado di parlarne la lingua ed di dialogare con il movimento operaio nazionale e la sua cultura della lotta di classe. D'altro canto, un piccolo gruppo di compagni stranieri può convincere dei quadri o aiutare lo sviluppo di una frazione all'interno di un'organizzazione centrista. La direzione internazionale deve dare priorità attentamente e organizzare tali interventi combinando una capacità di cogliere le possibilità con un progetto a lungo termine basata sull'importanza di certi paesi (ad esempio un grande paese imperialista o una semi-colonia ricca di lotta e di esperienza rivoluzionaria). In più, l'intera tendenza deve assicurare che nel processo di crescita ed espansione le direzioni restino all'altezza delle nuove responsabilità.

4.12 Se l'obiettivo di un gruppo combattivo di propaganda in ogni paese è la fondazione di un partito rivoluzionario (ad esempio tramite lo stadio di un piccolo partito di migliaia di quadri), il compito di una tendenza combattiva internazionale di propaganda è la fondazione di un nuovo 'partito internazionale della rivoluzione mondiale'. Non c'è nessuna dimensione prestabilita né un livello di rapporto organico con l'avanguardia proletaria che possa determinare quando una tale internazionale dovrebbe essere fondata e/o dichiarata. Una congiuntura internazionale particolarmente critica (guerra mondiale, crisi, situazione rivoluzionaria/pre-rivoluzionaria mondiale) potrebbe necessitare lo scavalcamento di certi stadi nella costruzione del partito. Sarebbe così 'proclamata' l'esistenza di una tendenza terribilmente debole rispetto ai compiti che deve affrontare. Ma in queste circostanze la rapidità degli avvenimenti, la focalizzazione dei militanti d'avanguardia sui programmi rispettivi può rendere giustificata una tale proclamazione (come quando Lenin volle rompere con Zimmerwald/Kienthal mentre la guerra 1914-18 era ancora in atto e come quando Trotsky fondò la Quarta Internazionale nel 1938 con scarsissime forze). Ma eccettuate queste situazioni la lotta a lungo termine per il nostro programma contro il centrismo decadente può richiedere una 'lunga marcia'. Questo significa una tendenza internazionale combattiva di propaganda, oppure l'entrismo in una delle internazionali centriste o riformiste come frazione rivoluzionaria.

5 Conclusioni
Noi siamo consapevoli che queste tesi non forniscono tutte le risposte alle domande su come costruire partiti rivoluzionari di massa. Sono anzi provvisorie e limitate ai primi stadi della costruzione del partito ai quali il movimento trotskista è stato storicamente limitato. Vi sono intere dimensioni della costruzione del partito, specie quelle riguardanti lo stadio di partiti rivoluzionari come partiti di massa, sulle quali non ci siamo soffermati. Stiamo semplicemente facendo un bilancio su quello che crediamo siano le lezioni positive e negative della lotta per costruire l'internazionale rivoluzionaria fin dalla degenerazione della Komintern negli anni '20. In questo senso, le nostre tesi rappresentano un inizio, una serie di punti di riferimento e non un manuale sulla costruzione del partito. Non siamo dogmatici e quindi riconosciamo che nel campo pratico della costruzione del partito abbiamo molto da imparare e molto da incorporare nelle nostre tesi. Tuttavia, un punto di partenza è necessario per evitare alla nostra tendenza gli errori che hanno portato altre tendenze alla dissoluzione o alla degenerazione.